SIAMO ESSERI DI PASSAGGIO: VIVIAMO CON RISPETTO CIÒ CHE CI È STATO AFFIDATO
La vita è impermanente. Tutto ciò che nasce, prima o poi, cambia forma, si trasforma e scompare. Noi stessi siamo esseri di passaggio: siamo arrivati in questo mondo senza possedere nulla e, quando giungerà il momento di lasciarlo, non porteremo nulla con noi.
La casa, il denaro, il lavoro, il ruolo sociale, le relazioni e persino il corpo che abitiamo ci vengono affidati soltanto per un certo tempo. Possiamo utilizzarli, prendercene cura, amarli e farne esperienza, ma non possiamo trattenerli per sempre. Il problema nasce quando scambiamo ciò che è temporaneo per qualcosa di permanente e cominciamo a dire “mio” come se potessimo possederlo definitivamente.
Comprendere l’impermanenza non significa rifiutare la vita, diventare freddi o rinunciare a ciò che amiamo. Significa, al contrario, vivere ogni cosa più intensamente e consapevolmente, proprio perché sappiamo che non durerà per sempre. Quando riconosciamo che una persona, un incontro o un’esperienza potrebbero non esserci domani, impariamo a essere realmente presenti oggi.
Non siamo proprietari assoluti della vita, ma custodi temporanei di ciò che l’Esistenza ci ha affidato. Custodi del corpo, del tempo, delle capacità, delle risorse, delle relazioni e del luogo nel quale viviamo. Anche la Terra non ci appartiene: era qui prima del nostro arrivo e continuerà il suo viaggio dopo la nostra partenza. L’acqua, l’aria, gli alberi, gli animali e tutto ciò che ci circonda non sono soltanto risorse da consumare, ma realtà viventi da rispettare e consegnare, possibilmente migliorate, a chi verrà dopo di noi.
Lo stesso vale per le persone. Nessuno ci appartiene. Il compagno, la compagna, i figli, gli amici e le persone che incontriamo non sono proprietà personali. Sono esseri liberi, dotati di una propria coscienza, dignità, sensibilità e direzione. Amare non significa possedere, controllare o costringere qualcuno a diventare ciò che desideriamo. Amare significa incontrarlo, rispettarlo, accompagnarlo per il tratto di strada che ci è concesso percorrere insieme e, quando necessario, lasciarlo libero.
Se siamo di passaggio, allora dovremmo attraversare la vita con passo leggero, senza calpestare inutilmente il mondo interiore degli altri. Dovremmo imparare a chiedere invece di imporre, ad ascoltare invece di presumere, a vedere l’altro e il contesto invece di considerare soltanto i nostri bisogni. Sapere che tutto è temporaneo dovrebbe renderci più amorevoli, non più indifferenti; più responsabili, non più superficiali.
La consapevolezza dell’impermanenza ridimensiona molte delle nostre battaglie. Quanto sono importanti l’orgoglio, la posizione sociale, il bisogno di avere ragione, l’accumulo e la competizione, se tutto ciò che possediamo dovrà essere lasciato? Quanta vita sacrifichiamo per difendere un’immagine di noi stessi destinata comunque a dissolversi?
Questo non significa che non dobbiamo costruire, lavorare, creare o prosperare. Significa ricordare per quale motivo lo facciamo e in che modo utilizziamo ciò che abbiamo ricevuto. Il denaro può essere uno strumento, ma non dovrebbe diventare il nostro padrone. Il corpo deve essere curato, senza dimenticare che invecchierà. Le relazioni devono essere vissute profondamente, senza trasformarle in legami di possesso. Il successo può essere accolto, senza farne la misura del nostro valore.
Alla fine non sarà veramente importante quanto abbiamo accumulato, ma quale qualità di essere umano siamo diventati. Quanto amore abbiamo portato, quanta consapevolezza abbiamo sviluppato, quanta sofferenza abbiamo evitato di provocare e quanta bellezza abbiamo contribuito a creare. Le cose resteranno qui; ciò che avremo risvegliato nella coscienza, invece, rappresenterà la parte più profonda del nostro passaggio.
Viviamo, dunque, senza dare nulla per scontato. Amiamo le persone mentre sono accanto a noi. Prendiamoci cura del corpo finché ci sostiene. Utilizziamo con responsabilità ciò che possediamo. Ringraziamo per ciò che arriva e impariamo a lasciare andare ciò che ha terminato il proprio tempo.
Siamo qui soltanto per un tratto di strada. Ma essere di passaggio non rende la nostra vita meno significativa: la rende preziosa. Proprio perché il tempo è limitato, ogni gesto cosciente conta, ogni parola può ferire oppure guarire, ogni incontro può diventare un’occasione per amare.
Non siamo venuti per possedere la vita, ma per viverla. Non per accumulare senza fine, ma per trasformare ciò che riceviamo in esperienza, comprensione, servizio, bellezza e coscienza.
E quando arriverà il momento di restituire tutto, la domanda più importante non sarà: “Quanto ho posseduto?”, ma: “Quanto ho amato, quanto ho rispettato e quanto sono stato realmente presente mentre attraversavo questa vita?”.