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Laboratori Esperienziali
dal vivo a Udine

a cura di Roberto Potocniak & Eleonora Benzi

Nuove Disposizioni

 

 

Allinearsi al lavoro di Scuola

Questo documento raccoglie in forma sintetica i principi fondamentali della nostra Scuola: che cosa intendiamo per lavoro di Scuola, dal vivo, quali sono le sue linee essenziali, come concepiamo il lavoro individuale e di gruppo e quali disposizioni adottiamo durante gli incontri dal vivo.

1. CHI SIAMO: UNA SCUOLA DI EVOLUZIONE INTERIORE

Il nostro non è semplicemente un corso da frequentare per qualche mese, né una raccolta di lezioni, tecniche ed esercizi indipendenti tra loro. È un progetto di Scuola rivolto a ricercatori interiori e spirituali che desiderano lavorare seriamente e con continuità su se stessi.

Gli insegnamenti che trasmettiamo provengono principalmente dalla Quarta Via, dal buddhismo tibetano e dal sufismo, insieme a ciò che abbiamo verificato direttamente attraverso molti anni di pratica e di ricerca. Non li proponiamo come un insieme casuale di idee, ma come parti di una struttura coerente, fondata su principi comuni alle autentiche tradizioni di evoluzione interiore.

Il percorso è progressivo: conoscenze, esercizi, tecniche e metodologie vengono presentati secondo una direzione precisa. Lo scopo non è accumulare informazioni, ma imparare a osservare se stessi, comprendere il proprio funzionamento, sviluppare presenza e trasformare gradualmente ciò che viene appreso in esperienza vissuta.

Una Scuola non può compiere il lavoro al posto dello studente. Può offrire una mappa, una direzione, strumenti di verifica e occasioni di confronto; ma ciascuno deve praticare, verificare e assumersi la responsabilità del proprio processo. Per questo il nostro obiettivo non è creare dipendenza o formare seguaci, bensì accompagnare persone sempre più consapevoli, responsabili e autonome.

Una vera Scuola non trattiene lo studente: lo aiuta, nel tempo, a camminare con le proprie gambe.

 

2. COME LAVORIAMO: PRINCIPI E TRE LINEE DI LAVORO

La nostra Scuola si richiama a principi che, nelle tradizioni orientali, vengono ricondotti al Dhamma: le leggi che regolano la natura, la vita e il funzionamento dell'essere umano. Nel nostro linguaggio, allinearsi al Lavoro non significa obbedire a un gruppo o alle opinioni di qualcuno, ma ristabilire progressivamente un rapporto più consapevole con se stessi, con gli altri, con la vita e con l'ordine più grande nel quale siamo inseriti.

Il Lavoro non deve allontanare dalla realtà quotidiana. Al contrario, deve riportarci al corpo, alle relazioni, al lavoro, alle responsabilità e alla vita concreta. La nostra non è una via di ritiro dal mondo, ma una via da vivere nel mondo senza lasciarsi assorbire completamente dalla sua meccanicità.

 

La prima linea: il lavoro su se stessi

La prima linea riguarda il lavoro su se stessi per se stessi. È il principio del "conosci te stesso": osservare la macchina biologica umana, i centri, le energie, le reazioni automatiche, le contraddizioni e le frammentazioni interiori. Lo scopo è ricostruire gradualmente una relazione più corretta tra coscienza e funzioni, diventando più presenti, integri e responsabili.

 

La seconda linea: il lavoro con gli altri

La seconda linea riguarda la relazione. Ciò che comprendiamo individualmente deve essere verificato nel contatto con gli altri. Famiglia, amicizie, gruppo, lavoro e vita sociale diventano il terreno nel quale osservare la qualità della nostra presenza, la capacità di ascolto, la responsabilità, il rispetto e il modo in cui affrontiamo l'attrito.

 

La terza linea: il lavoro per la Scuola

La terza linea riguarda ciò che restituiamo al processo dal quale riceviamo. Non significa necessariamente assumere incarichi o compiere grandi azioni. Praticare seriamente, partecipare con presenza, rispettare il gruppo, collaborare, evitare conflitti inutili e non sottrarre energia al lavoro comune sono già forme concrete di sostegno alla Scuola.

Le tre linee sono inseparabili. Se lavoriamo soltanto su noi stessi rischiamo di diventare autoreferenziali; se ci occupiamo soltanto degli altri perdiamo il centro; se riceviamo senza mai restituire, il processo rimane incompleto. Il lavoro maturo cerca un equilibrio tra queste tre dimensioni.

 

3. IL CAMPO DI LAVORO E LA RESPONSABILITÀ DEL GRUPPO

Quando lavoriamo insieme, soprattutto negli incontri dal vivo, ciascuno porta il proprio stato interiore, la propria attenzione e la propria energia. Nel linguaggio della nostra Scuola, dall'incontro delle energie individuali si forma un campo di lavoro comune, collegato alla direzione della Scuola e, lungo una linea verticale, alle forze superiori.

Per questo il lavoro non è soltanto intellettuale. Parliamo di alchimia perché cerchiamo di trasformare la qualità delle energie con cui pensiamo, sentiamo e agiamo, e di creare condizioni favorevoli affinché possano essere ricevute e utilizzate energie più coscienti, creative e unitive.

 

L'atteggiamento fa parte della pratica

Il modo in cui entriamo nel campo è parte integrante del lavoro. Ascoltare, partecipare, rispondere a un'indicazione, collaborare, attraversare un momento di attrito o semplicemente stare in una pausa sono tutte occasioni nelle quali si manifesta il nostro livello di presenza. Un atteggiamento rispettoso, aperto e responsabile sostiene il gruppo; distrazione, competizione, polemica, pettegolezzo, negatività meccanica e conflitti inutili lo indeboliscono.

Qualità non significa rigidità o solennità. Possiamo ridere, scherzare, danzare, conversare e vivere momenti di leggerezza restando presenti. Allo stesso modo, possiamo apparire molto seri ed essere interiormente assenti. Ciò che conta non è la forma esteriore, ma la qualità di attenzione e di energia che portiamo in ciò che facciamo.

 

Ciò che portiamo, ciò che riceviamo

Ognuno è responsabile non soltanto del proprio lavoro personale, ma anche di ciò che introduce nel campo comune. Possiamo immaginare il lavoro come un recipiente nel quale tutti contribuiamo a una trasformazione secondo una direzione precisa: se introduciamo continuamente elementi estranei, incompatibili o disordinati, il processo si frammenta e perde forza.

Una differenza importante tra il lavoro di Scuola e molti altri gruppi, compresi alcuni gruppi terapeutici o di lavoro energetico, riguarda proprio il principio della reciprocità. Spesso si entra in un gruppo soprattutto per ricevere qualcosa: un trattamento, un sostegno, consolazione, attenzione, commiserazione, un’esperienza, un beneficio personale. Nel nostro lavoro, invece, non si viene soltanto per prendere. Si viene innanzitutto per partecipare, lavorare, contribuire e portare qualcosa di sé nel recipiente alchemico comune: attenzione, presenza, responsabilità, energia, disponibilità, collaborazione.

Solo all’interno di questo scambio il campo può realmente sostenere tutti. Ciascuno porta qualcosa e, proprio perché contribuisce, può anche ricevere qualcosa e portarlo con sé al termine del lavoro. Non si tratta quindi di un rapporto passivo tra chi dà e chi riceve, ma di uno scambio equo e reciproco.

Il campo sostiene il singolo, ma viene a sua volta sostenuto, nutrito o disturbato da ciò che ciascuno vi porta. Comprendere questo significa passare da una partecipazione individualistica, centrata soltanto su ciò che possiamo ottenere, a una partecipazione consapevole a un processo comune.

 

4. NON REGOLE CIECHE, MA DISPOSIZIONI DA COMPRENDERE

Le disposizioni della Scuola non hanno lo scopo di creare un sistema rigido di obblighi e divieti. L'obbedienza meccanica può modificare il comportamento esteriore senza trasformare realmente la persona. Il nostro obiettivo è la comprensione: quando comprendiamo il senso e le conseguenze di ciò che facciamo, impariamo gradualmente ad autoregolarci.

Sono tuttavia necessarie linee guida che proteggano la direzione del lavoro. Nella terminologia della Quarta Via, servono a mantenere diritta l'ottava. Ogni processo incontra intervalli, rallentamenti e deviazioni; se non ce ne accorgiamo, l'energia può spostarsi verso ottave laterali e lo scopo originario può andare perduto.

Le disposizioni servono quindi a ricordare la direzione, ridurre la dispersione e proteggere il lavoro comune. Non chiediamo di seguirle ciecamente, ma di osservarne gli effetti e comprenderne progressivamente la necessità. Quando la comprensione cresce, la regola esterna può trasformarsi in responsabilità interiore.

 

5. N.B. NUOVE DISPOSIZIONI PER GLI INCONTRI DAL VIVO

Le indicazioni che seguono nascono dall'esperienza e hanno uno scopo pratico: proteggere il lavoro, utilizzare bene il tempo disponibile e mantenere continuità durante l'intero seminario, comprese le pause.

 

5.1 Evitare le interferenze

Il centro nel quale pratichiamo è uno spazio polifunzionale frequentato anche da terapeuti, psicologi, collaboratori, amici e persone di passaggio. Ci relazioniamo naturalmente con tutti in modo educato e sereno, ma durante il seminario è importante ricordare che chi non partecipa al lavoro in sala non fa parte del gruppo di lavoro.

Per tutta la durata dell’incontro, comprese le pause, chiediamo quindi di limitare le interferenze esterne e di rimanere, per quanto possibile, nel campo energetico della Scuola.

In questo tempo non sono previste consulenze personali, consulti astrologici, trattamenti o sessioni energetiche, tecniche appartenenti ad altri percorsi, consigli terapeutici o spirituali estranei al lavoro, né attività analoghe, neppure da parte degli insegnanti stessi. La stessa indicazione vale tra i partecipanti: le pause non sono il momento per offrirsi reciprocamente trattamenti, interpretazioni o consulenze.

Durante le pause è altrettanto importante imparare a riconoscere e proteggere il proprio spazio personale. Se sentiamo il bisogno di rimanere da soli, raccoglierci, riposare o semplicemente stare nella nostra energia, e qualcuno si avvicina cercando conversazione o attenzione, possiamo comunicarlo con semplicità e gentilezza: «Ti ringrazio, in questo momento preferisco stare un po’ da solo» oppure «Ora ho bisogno di rimanere nel mio spazio». Gestire correttamente i propri confini energetici fa parte del lavoro.

Lo stesso vale quando due o più persone si raccolgono per confrontarsi su quanto emerso durante il seminario, condividere un’esperienza o svolgere insieme un piccolo lavoro. Se qualcuno, anche appartenente al gruppo, entra in quel momento interferendo con ciò che stanno facendo, è importante imparare a dire con serenità: «Grazie, in questo momento stiamo lavorando tra di noi». Non tutto deve essere accolto indiscriminatamente: parte della consapevolezza consiste anche nel riconoscere ciò che, in un determinato momento, percepiamo come un’interferenza e nel saper porre un confine chiaro senza aggressività e senza sentirci in colpa.

Naturalmente questo richiede anche di accettare che l’altra persona possa non comprendere immediatamente il nostro limite o possa sentirsi contrariata. Se il confine è stato espresso con rispetto e senza intenzione di ferire, la reazione dell’altro appartiene alla sua responsabilità. Il nostro compito è imparare a essere chiari, gentili e coerenti con ciò che sentiamo necessario per proteggere la qualità del lavoro.

La ragione di queste indicazioni è semplice: durante il seminario viene messa in movimento una determinata direzione di lavoro. Introdurre contemporaneamente tecniche, informazioni, richieste o influenze appartenenti ad altri contesti può frammentare l’attenzione e modificare l’ottava che stiamo cercando di sviluppare.

Questa disposizione vale esclusivamente durante il tempo di Scuola. Terminato il seminario, ognuno rimane naturalmente libero di frequentare chi desidera, utilizzare le pratiche che ritiene più adatte e organizzare liberamente il proprio tempo.

 

5.2 Le pause fanno parte del lavoro

Il tempo trascorso insieme è prezioso. Ogni partecipante investe energie, denaro, organizzazione personale e spesso affronta spostamenti importanti. Per questo desideriamo utilizzare al meglio anche i momenti di pausa.

La pausa serve naturalmente per bere, mangiare, riposarsi e recuperare energia, ma può diventare anche un tempo di assimilazione. È possibile restare qualche minuto in silenzio, annotare ciò che si è osservato o compreso, trascrivere un esercizio, scrivere una breve riflessione personale, confrontarsi con alcuni compagni oppure semplicemente riposarsi senza disperdere continuamente l'attenzione.

Le indicazioni che stiamo dando non hanno lo scopo di programmare ogni momento delle pause né di stabilire rigidamente come ciascuno debba utilizzare il proprio tempo. Servono piuttosto a offrire un orientamento, affinché ognuno possa comprendere come vivere al meglio il tempo trascorso nella Scuola e valorizzare pienamente l’esperienza per la quale è venuto. Ciascuno rimane libero di riposare, stare in silenzio, confrontarsi, prendere appunti o semplicemente raccogliersi, cercando però di utilizzare quel tempo in modo coerente con il lavoro in corso.

Al contrario, è importante lasciare spazio affinché ciò che è stato ricevuto possa depositarsi. La pausa non è necessariamente una rottura dell’ottava: può diventare un momento nel quale il lavoro viene assimilato e comincia a cristallizzarsi.

 

5.3 Durata e organizzazione delle pause

La pausa del mattino rimane di circa trenta minuti. La pausa pranzo viene ridotta da due ore a un'ora. La stessa durata di un'ora è prevista prima degli incontri serali del Cerchio Interno: normalmente il sabato sera durante i seminari del fine settimana e, nel periodo estivo, nelle altre serate programmate.

Chi desidera mangiare fuori dovrà organizzarsi autonomamente e rientrare entro l’orario stabilito. Consigliamo un pasto leggero, per non appesantire il corpo e non ridurre la qualità dell’attenzione nel lavoro successivo. Quando possibile, si potrà anche acquistare qualcosa e consumarlo nel centro o nella sala, nel rispetto delle indicazioni organizzative del luogo.

Da questo momento, ognuno sarà responsabile della propria organizzazione pratica durante le pause e i pasti. La Scuola non si occuperà più di prenotare ristoranti, organizzare pranzi o cene, predisporre trasporti o coordinare spostamenti. Ciascun partecipante dovrà quindi gestirsi in autonomia, scegliendo dove mangiare, come spostarsi e come organizzare il proprio tempo, avendo cura di rispettare gli orari di ripresa del lavoro.

Questa scelta va nella direzione di una maggiore responsabilità personale: la Scuola si occupa del lavoro, degli insegnamenti, delle pratiche e dell’organizzazione degli incontri; tutto ciò che riguarda la gestione personale del tempo, dei pasti e degli spostamenti rimane invece responsabilità del singolo.

Anche durante pranzo e cena non è necessario parlare continuamente degli insegnamenti. Si può mangiare, conversare e stare insieme con naturalezza. Chiediamo semplicemente di evitare attività e influenze estranee che interrompano bruscamente il processo o disperdano inutilmente l'energia accumulata.

 

5.4 Ordine, pulizia e responsabilità condivisa nella sala di lavoro

Anche l’ordine e la pulizia degli spazi fanno parte del lavoro. La sala, i bagni, la cucina e gli ambienti comuni non sono responsabilità di una sola persona o dell’organizzazione: sono uno spazio condiviso e quindi una responsabilità condivisa. Imparare a prendersene cura significa sviluppare attenzione, rispetto, senso pratico e collaborazione.

È importante evitare l’atteggiamento passivo di chi utilizza gli spazi aspettandosi che qualcun altro sistemi, pulisca, raccolga o organizzi. Se vediamo qualcosa fuori posto, possiamo semplicemente rimetterlo a posto. Se una zona necessita di essere pulita o riordinata, non è necessario aspettare che qualcuno lo chieda. Anche questi piccoli gesti mostrano la qualità della nostra presenza e il modo in cui partecipiamo al lavoro comune.

L’organizzazione può essere molto semplice. I partecipanti possono accordarsi spontaneamente in piccoli gruppi o a rotazione: qualcuno può occuparsi di verificare l’ordine dei bagni, altri della cucina e della sala, altri ancora del caffè, dell’acqua, della spesa o del cibo necessario durante gli incontri. Non servono strutture complicate: bastano un po’ di attenzione, buon senso e disponibilità a collaborare.

Anche questo rientra nella terza linea di lavoro, perché significa contribuire concretamente al buon funzionamento della Scuola e non limitarsi a ricevere. Preparare uno spazio ordinato, pulito e accogliente sostiene il lavoro di tutti e contribuisce alla qualità del campo comune.

Il principio è molto semplice: lasciare gli spazi almeno come li abbiamo trovati, possibilmente un po’ meglio. Non perché qualcuno ci controlli, ma perché comprendiamo che la cura dell’ambiente nel quale lavoriamo è anche una forma di cura verso noi stessi, verso gli altri e verso il lavoro che stiamo facendo.

 

6. IL SENSO DELLE DISPOSIZIONI

Tutte queste indicazioni hanno un unico scopo: creare le condizioni migliori affinché il lavoro possa produrre un risultato reale. Proteggere il campo non significa chiudersi al mondo, ma imparare a riconoscere che esistono momenti nei quali è necessario dare continuità a un processo senza mescolarlo immediatamente con altre influenze.

Il rispetto dei tempi, l'attenzione durante le pause, la qualità delle relazioni e la capacità di non introdurre interferenze sono parte dello stesso addestramento alla presenza e alla responsabilità. La Scuola può offrire una struttura e una direzione; ciascuno, però, è chiamato a comprenderle e a trasformarle in una disciplina interiore.

 

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