L'ERRORE NON SEI TU
Il tuo cervello tende a non distinguere chiaramente tra l’aver commesso un errore e l’idea di essere tu stesso un errore.
Per la mente ordinaria, queste due dimensioni finiscono spesso per sovrapporsi: dall’azione si passa all’identità, dal comportamento al valore della persona.
La consapevolezza, invece, opera in modo diverso. Essa è in grado di vedere con chiarezza che un errore è un fatto, un evento, un’azione compiuta in un determinato momento, mentre l’essere umano che lo ha commesso è qualcosa di molto più vasto e complesso.
La consapevolezza distingue l’errore da colui che lo ha compiuto senza confondere l’uno con l’altro.
Quando questa distinzione manca, nasce il senso di colpa distruttivo.
Non si pensa più: «Ho sbagliato», ma «Sono sbagliato». E da quel momento l’errore smette di essere un’occasione di apprendimento e diventa una condanna identitaria.
La consapevolezza osserva senza identificarsi. Riconosce l’errore, ne comprende le cause, ne accetta le conseguenze e, se necessario, lo corregge. Ma non trasforma un singolo atto in una definizione permanente di ciò che siamo.
Per questo motivo la crescita interiore richiede qualcosa di più del semplice pensiero.
Richiede la presenza di una coscienza capace di osservare la mente stessa.
Perché il cervello analizza, confronta, ricorda e giudica, ma è la consapevolezza che può vedere la differenza tra ciò che fai e ciò che sei.
Ed è proprio in questa differenza che nasce la possibilità della trasformazione.
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